Pentecoste

L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito
che ha stabilito in noi la sua dimora.

Pentecoste

 

«Mosè domandò al Signore: Perché mi tratti così? Perché non sei più benevolo con me e carichi sulle mie spalle il peso di tutta questa gente? Non l’ho voluto io questo popolo, non sono stato io a metterlo al mondo, eppure mi ordini di portarlo in braccio, come una balia con un bambino, e di condurlo nella terra che hai promesso ai suoi antenati. Non ce la faccio, io da solo, a portare il peso di tutto questo popolo: è troppo per me! Se vuoi proprio trattarmi in questo modo, fammi morire! Allora manifesterai la tua bontà verso di me, e io non dovrò più subire questa triste sorte. Il Signore rispose a Mosè: Raduna settanta uomini stimati, che tu conosci, tra gli anziani e i responsabili del popolo. Li condurrai alla tenda dell’incontro, e si presenteranno alla mia presenza accanto a te. Io interverrò per parlare con te. Prenderò un po’ dello spirito che ti ho dato, per effonderlo su di loro. Così essi potranno aiutarti a portare il peso di questo popolo, e non sarai più solo a farlo. Mosè andò a comunicare al popolo d’Israele il messaggio del Signore. Poi radunò settanta anziani e li fece disporre attorno alla tenda sacra. Il Signore intervenne dalla nube e parlò con Mosè. Prese un po’ dello spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei settanta anziani. Appena lo Spirito si posò su di essi, cominciarono a parlare come profeti». (Numeri 11,11-12.14-17.24-25)

 

 

 

La Pentecoste è una festività mobile nel senso che è legata alla data in cui cade la Pasqua e conclude i cinquanta giorni sacri che vanno dalla Resurrezione alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

 

pentecosteDopo gli eventi della Risurrezione e dell’Ascensione, il cuore degli Apostoli alterna fede e incertezza:  essi sanno bene che l’opera affidata loro dal Risorto è la più difficile e la più importante per l’Umanità. Si trovano, dice Sant’Agostino, come uno che “vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo”.

 

E, infatti, dopo il sacrificio della Croce, il Risorto torna ad aiutarli: il respiro di Dio si fa vento, impetuoso e insistente, si fa miracolo del linguaggio. Si fa Spirito: il vero fuoco portato sulla Terra da Cristo.

 

“Tra tutte le Solennità” – ricordava Benedetto XVI nell’Omelia del 31 Maggio del 2009 –  “la Pentecoste si distingue per importanza, perché in essa si attua quello che Gesù stesso aveva annunciato essere lo scopo di tutta la sua missione sulla terra. Mentre infatti saliva a Gerusalemme, aveva dichiarato ai discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Queste parole trovano la loro più evidente realizzazione cinquanta giorni dopo la risurrezione, nella Pentecoste, antica festa ebraica che nella Chiesa è diventata la festa per eccellenza dello Spirito Santo (…) portato sulla terra da Cristo. 

 

La Pentecoste segna l’inizio ufficiale della vita della Chiesa. Gli apostoli spalancano gli scuri del cenacolo: li anima il calore e la forza dello Spirito Santo. In lui si sono immersi nella vita nuova inaugurata da Gesù nella Pasqua. Ora sono pronti ad incamminarsi per le vie del mondo, a cominciare dalle piazze di Gerusalemme, per essere servitori della “potenza del memoriale dello Spirito”, che “attualizza i misteri di Cristo nella vita dell’umanità e dell’intero creato” (Gaudium et spes, 10).

 Pentecoste

Dal Sussidio “Rinfrancate i vostri cuori” sussidio per la Pasqua 2015 curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale.

«O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli».

È con questa invocazione sulle labbra e nel cuore che la Chiesa celebra il mistero della Pentecoste cinquanta giorni dopo la Pasqua. Una volta compiuta l’opera che il Padre aveva affidato a Cristo, prima che il giorno di Pentecoste giungesse alla fine, fu inviato alla Chiesa lo Spirito Santo, dono del Risorto, per santificarla e perché i credenti avessero accesso alla vita divina. È lo Spirito del Padre e del Figlio che dà la vita, quale sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna (cf. Gv 4,14), dono per eccellenza che il Padre fa agli uomini per richiamarli dalla morte alla vita (cf. Gv 7,38) e così custodirli fino al giorno della risurrezione finale in comunione con Cristo. Essi sono perciò resi partecipi, anche con i loro corpi mortali (cf. Rm 8,10), della medesima gloria del corpo risorto di Cristo. Con l’effusione dello Spirito, preannunciata dai profeti e realizzata dal Risorto, viene dunque inaugurato il tempo della Chiesa in cui il Paraclito conduce alla “verità tutta intera”, interiorizza il mistero di Cristo, lo rende presente per i credenti di ogni luogo e di ogni tempo, guida e sostiene la Chiesa nella sua missione di annuncio e di testimonianza del Vangelo.

La domenica di Pentecoste conclude e sigilla il Tempo pasquale; tuttavia, nella liturgia romana osserviamo la tendenza, già registrata per altre feste (come l’Ascensione), a rendere sempre più indipendente questo giorno. Ne è traccia il colore rosso delle vesti liturgiche, che già ai tempi di Innocenzo III richiamava le lingue di fuoco nella discesa dello Spirito Santo.

Come per la festa di Pasqua, anche la festa di Pentecoste ha conosciuto una veglia, nella quale originalmente, come nella veglia di Pasqua, si amministrava il Battesimo. Il Messale attuale prevede una «Messa vespertina nella vigilia», con preghiere e letture proprie (cf Messale, pp. 239-240). Lo stesso Messale, poi, dice che “se si ritiene opportuno fare una celebrazione prolungata – sul modello della Veglia pasquale – si potranno inserire i Vespri nella celebrazione della Messa con una lettura più abbondante della parola di Dio, usando letture a scelta indicate per questa celebrazione nel Lezionario festivo” (cf Messale, p. 979). Queste indicazioni – sia a proposito della “Messa vespertina nella vigilia” che di una celebrazione vigilare più ampia – partono dal presupposto che si partecipi anche alla “Messa del giorno”, come momento centrale della festa.

Anche la colletta sottolinea, in modo significativo, il legame con la Pasqua: «O Dio onnipotente ed eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta giorni…».

Altro elemento caratteristico della Messa di Pentecoste è la bellissima sequenza Veni Sancte Spiritus attribuita a Stefano Langton di Canterbury (1228). La liturgia attuale la colloca prima del canto del Vangelo e sarebbe opportuno eseguirla in canto o declamata con un sottofondo musicale. Per sottolineare il legame della Pentecoste con la Pasqua suggeriamo di iniziare la Messa con il rito dell’aspersione (anche se non lo si è fatto nelle precedenti domeniche) usando uno dei due schemi del “Formulario II”, che si trova alle pp. 1034-1035 del Messale.

Dopo i Secondi Vespri termina il Tempo di Pasqua, si spegne il cero pasquale, che viene portato presso il battistero e verrà acceso in occasione della celebrazione dei battesimi e delle esequie, per richiamare la prima e ultima Pasqua del cristiano.

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La Chiesa è madre dell’uomo nuovo

 

L’Evento: “Ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa”

Dall’evento del Sinai, Pentecoste ebraica, Israele nasce come popolo eletto; dalla Pentecoste cristiana la Chiesa nasce come madre di moltissimi e diversissimi figli, nasce come missionaria generatrice di cristiani all’insegna del miracolo delle lingue, le lingue di fuoco dello Spirito, le lingue straniere comprese da tutti. Sono ancora gli Atti ad illuminarci sull’evento: la quieta attesa orante trascorsa insieme si trasforma nel dinamismo dello Spirito. Attenzione: il dinamismo che promana genuinamente dallo Spirito deve venire dalla preghiera per non ridursi ad attivismo della carne. L’opposizione che S. Paolo esprime tra opere della carne ed opere dello Spirito non è quella, come a noi figli della civiltà greca verrebbe da pensare, fra la “vile” sfera fisica e il “nobile” mondo spirituale. Biblicamente, “carnale” è ciò che viene dall’uomo nella sua fragilità creaturale, anche l’orgoglio mentale, anche l’intellettualismo, anche lo spiritualismo ipertrofico; dello Spirito invece è ciò che è redento nella sfera divina, anche la corporeità vissuta da cristiano. E c’è una legge nuova che sancisce la nuova alleanza tra Dio e i suoi figli: è la legge basata non sulla paura di infrangere le regole ma sull’amore che vuole il bene dell’amato. Ricordiamo il celebre, paradossale motto di S. Agostino: “Dilige, et quod vis fac” – “Ama, e fa’ ciò che vuoi”… L’amore genera il rispetto.

 

La Chiesa: discepoli e martiri della vita nuova

“Paraclito”, Consolatore, era il titolo dell’avvocato difensore, chiamato in aiuto dall’imputato per farsi suggerire le parole da pronunciare a testimonianza della verità. Chi riceve il dono della Parola deve a sua volta ridonarlo agli altri: il Padre al Figlio, il Figlio ai discepoli, i discepoli agli altri uomini per mezzo dello Spirito consolatore che presiede alla testimonianza della Verità… Come ben sappiamo, il martirio è fondamentalmente la testimonianza che potrebbe anche richiedere, per coerenza, l’effusione del sangue – per questo nel nostro linguaggio il martire è colui che per testimoniare la verità affronta la morte. E l’appartenenza alla Chiesa non è agio personale ma martirio: il martirio di essere fedeli alla verità di Dio con la vita oltre che con le parole. La maternità della Chiesa, che nella verità genera cristiani, deve essere la nostra stessa maternità. Come ha detto papa Francesco, bisogna essere fedeli allo Spirito “per annunziare Gesù con la nostra vita, con la nostra testimonianza e con le nostre parole… Quando facciamo questo, la Chiesa diviene una Chiesa madre che genera figli… Ma quando non lo facciamo, la Chiesa diventa non madre, ma la Chiesa babysitter che cura il bambino per farlo addormentare. È una Chiesa sopita” (17 aprile 2013).

 

Il nostro presente, il nostro futuro: l’uomo nuovo Cristo

“Il cristiano, reso conforme all’immagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito» (Rm 8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell’amore. In virtù di questo Spirito, che è il «pegno della eredità» (Ef 1,14), tutto l’uomo viene interiormente rinnovato, nell’attesa della « redenzione del corpo » (Rm 8,23): « Se in voi dimora lo Spirito di colui che risuscitò Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo da morte darà vita anche ai vostri corpi mortali, mediante il suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).

Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza. E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale. Tale e così grande è il mistero dell’uomo, questo mistero che la Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per Cristo e in Cristo riceve luce quell’enigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!” (GS 22). 

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Fonte: “Rinfrancate i vostri cuori” sussidio per la Pasqua 2015 curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale.

 Pentecoste

Leggi le catechesi di papa Francesco sui doni dello Spirito Santo

 

S.Paolo nella lettera ai Galati, elenca diversi frutti che provengono dall’azione dello Spirito Santo in coloro che lo accolgono nel proprio cuore:

[16]Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; [17]la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.[18]Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. [19]Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, [20]idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, [21]invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come gia ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. [22]Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; [23]contro queste cose non c’è legge. Gal. 5,16

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